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In un’estate immobile, soffocata dal caldo e dal silenzio, il signor I osserva il cielo dalla sua stanza come se potesse trovarvi un senso, o almeno una tregua. Ma là fuori, nel suo quartiere periferico, il mondo continua a muoversi e a minacciarlo.
Un chihuahua che abbaia senza sosta, una vicina invadente, un cantiere che avanza: piccole crepe nella quotidianità che per lui diventano fenditure nel fragile equilibrio della mente.
Trincea domestica è il ritratto spietato e tenero di un uomo che si è barricato dentro la propria solitudine, trasformando la casa in un rifugio e una prigione. Mentre il mondo cambia intorno a lui, il signor I scivola in un labirinto di pensieri ossessivi, sospeso tra realtà e delirio, tra la paura del presente e il rimpianto di ciò che non è mai stato. Con una scrittura densa e visiva, l’autore scava nella psicologia di un emarginato dei nostri tempi, restituendoci un racconto di inquietudine contemporanea, dove la periferia diventa metafora dell’animo umano: fragile, isolato, in perenne difesa.
